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DIECI PICCOLI INDIZI

di JOY ELLIS

Dieci Piccoli Indizi di Joy Ellis
Genere: Giallo
Editore: NEWTON COMPTON
Pagine: 317
Edizione: gennaio 2018

a cura di Pamela Mazzoni

Buongiorno amici lettori, il libro di cui vi parleremo oggi è “Dieci piccoli indizi” della scrittrice britannica Joy Ellis, romanzo questo che inaugura una nuova serie che vede protagonisti l’ispettrice di polizia Nikki Galena e la sua squadra.
L’ambientazione ricopre un ruolo fondamentale nei romanzi della Ellis, ammantando le storie di ulteriore inquietudine: siamo infatti nelle Fens, ossia le paludi che fanno parte di quattro contee dell’Inghilterra orientale. Tra queste, il Lincolnshire, dove abita l’autrice, che così descrive queste zone: “Essendo così piatte, i cieli, le albe e i tramonti sono spettacolari, e ci sono tratti di banchi di mare di cui parlo spesso, che sembrano scomparire nell’infinito.”
Attenzione però, questo idilliaco quadretto sta per essere stravolto…

SINOSSI

Nikki Galena è una detective in gamba, ma non gioca secondo le regole. Di certo non quando ha a che fare con i malviventi responsabili di aver ridotto in fin di vita sua figlia. È anche una donna solitaria, per niente brava nel gioco di squadra. E invece è costretta a lavorare in coppia con Joseph Easter, l’ultimo arrivato alla Centrale, preceduto da una pessima reputazione. Insieme dovranno affrontare due casi apparentemente semplici, destinati però a mettere a dura prova le loro abilità di investigatori. La città è infatti terrorizzata da gruppi violenti che indossano delle maschere: a Galena e Easter il compito di smascherare quei balordi. Ma quello che con grande fatica riusciranno a scoprire avrà il volto dell’orrore. Un incubo al di là di ogni possibile immaginazione…

RECENSIONE

Nikki Galena è un’ispettrice di polizia a Greenborough, cittadina mercantile dove il tasso di criminalità sta raggiungendo picchi catastrofici.
Nikki è una donna coraggiosa ed appassionata al suo lavoro, ma un caso del passato l’ha particolarmente coinvolta emotivamente, a tal punto che tutto il resto le è sfuggito di mano: il marito l’ha lasciata, vive una situazione complicata con la sua unica figlia, i suoi colleghi la odiano. Le difficoltà sofferte l’hanno resa dura, cinica, arrogante e l’unico senso alla sua vita solitaria è la crociata personale che ha intrapreso contro gli spacciatori di droga.
Seguire il protocollo non è una sua priorità ed il momento preferito per la sua particolare “caccia” è sicuramente la notte, quando può essere ombra tra le ombre: un’implacabile nemesi che assesta duri colpi alla malavita.

“Una folata di vento notturno soffiò nel vicolo stretto, portando con sé l’odore di ozono e di diesel rosso. Nikki Galena si appoggiò ai mattoni ruvidi del magazzino abbandonato e si domandò quante altre trentaseienni si sarebbero sentite così a loro agio in un ambiente tanto sgradevole. Le stradine che costeggiavano il porto non erano il posto adatto a una donna sola in qualunque momento della giornata, ma dopo la mezzanotte diventavano decisamente una zona da evitare. Lei sorrise nel buio. In quell’istante, non avrebbe preferito essere da nessun’altra parte.”

Nikki è tanto presa dalla sua missione da non rendersi conto di essere intrappolata in una spirale di autodistruzione che sta per stritolarla. In suo soccorso interviene però il suo capo, il commissario Rick Bainbridge, poliziotto della vecchia scuola, onesto e rispettato, che gioca l’ultima carta per arginare la catastrofe annunciata: Nikki, suo malgrado, è costretta ad accettare di essere affiancata da un nuovo sergente.
Joseph Easter, questo il suo nome, è un ex militare che, come l’ispettrice, ha i suoi demoni da tenere a bada. Anche lui è bersagliato da frecciatine sarcastiche da parte dei colleghi, causa la fama che lo precede e che lo dipinge, stranamente visti i suoi trascorsi, come un uomo pio e devoto, tanto da essere soprannominato “Santo Joe”.

“Rick si alzò in piedi, prese la giacca e la valigetta e raggiunse con calma la porta. Gli sarebbe dispiaciuto molto perderla. In pratica, raggiungeva da sola la loro quota di arresti, ma il ghiaccio era diventato troppo sottile per sostenerla ancora a lungo. E arrivato a quell’ultimo stadio della carriera, lui non poteva permettersi di andare a fondo con lei. Spense la luce e chiuse la porta. La collaborazione con Joseph Easter era la loro ultima possibilità. Perché se fossero caduti entrambi in quel momento, non sarebbe rimasto nessuno che potesse lanciare loro una fune di salvataggio.”

Ma adesso entrambi hanno problemi più gravi da affrontare: girano inquietanti maschere tra gli adolescenti, con indosso le quali vengono perpetrati crimini efferati e, come se ciò non fosse già di per sé grave, due ragazze sono scomparse.
Un fuoco silenzioso ma molto pericoloso cova sotto la cenere ed in un clima da guerriglia urbana Nikki e Joe intraprendono una dura battaglia, che li porterà a scontrarsi anche con le loro zone d’ombra, contro la criminalità.
Al loro fianco la camaleontica Cat, imbattibile sotto copertura e genio dell’informatica, ritardataria cronica ma affidabile e tenace; ed il pacato Dave, poliziotto afflitto da gravi problemi domestici e preso in giro perché ritenuto troppo pigro, che in realtà si dimostra un apporto indispensabile ed immancabile.
Una squadra disfunzionale e non troppo da manuale la loro, ma formata da individui coraggiosi ed indomiti, che non esiteranno a mettere a repentaglio le loro vite in una doppia indagine molto pericolosa, allo scopo di sbrogliare una matassa ingarbugliata che rivela un piano astuto, anche se non del tutto inaspettato, fino all’epilogo forse per questo un po’ scontato.
Il ritmo di “Dieci piccoli indizi” è serrato, la trama avvincente anche se la Ellis mette parecchia carne al fuoco, correndo in questo modo il rischio che il lettore si perda tra i tanti fatti e personaggi presenti nel libro.
Sia i protagonisti che i comprimari sono ben caratterizzati e con un buon spessore dal punto di vista psicologico, salvo per quel che concerne quel Joseph Easter già menzionato: purtroppo rimane abbozzato, la sua descrizione è asciutta e manca del giusto approfondimento, riducendo così il potenziale di un personaggio che dà l’impressione di possedere un’interessante, ma da sviluppare, complessità. Ma concedo all’autrice il beneficio del dubbio: come ho già detto questo è il primo romanzo di una lunga serie, e sicuramente la Ellis non ha voluto svelare tutto e subito tenendosi, come presumo, qualche asso nella manica per i prossimi libri.
A parte qualche piccola mancanza, comunque, “Dieci piccoli indizi” rimane un buon libro giallo dove la narrazione non si limita all’intreccio, in quanto le problematiche della società che li circonda vanno a braccetto con il carattere e la vita stessa dei personaggi, mettendo in evidenza un preoccupante sgretolamento dei valori tra gli adolescenti, che diventano specchio del tessuto sociale di cui fanno parte.
Concedetemi un’ultima digressione sulla poco indovinata traduzione italiana del titolo del romanzo perché, anche se di solito non lo faccio, in questo caso sento il dovere di esternare la mia, seppur modesta, opinione.
Il titolo e la copertina di un libro sono i primi elementi che colpiscono un lettore, contribuendo molto spesso in maniera importante al successo oppure al fallimento di un libro.
In questo caso specifico, il titolo “Dieci piccoli indizi” è, a parer mio, piuttosto pretenzioso e fuorviante: Joy Ellis è brava nel suo lavoro, ma non ci troviamo certo al cospetto di Agatha Christie, visto il velato suggerimento del titolo in questione; e, soprattutto , non ho trovato quei dieci indizi paventati.
Quindi, considerando anche che il titolo originale è il più semplice “Crime on the Fens”, mi permetto di dare un consiglio: molto spesso, less si more…

Il nostro giudizio:


TramaVoto 3,5


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CopertinaVoto 3,5


Voto finaleVoto 3,5