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INTERVISTA a FRANCESCA CERUTTI autrice di “NOI QUATTRO NEL MONDO”

a cura di Marinella Santopietro

Intervista Francesca Cerutti
Noi quattro nel mondo di Francesca Cerutti

Benvenuti nello spazio che, con molto piacere, le Penne Irriverenti dedicano agli autori. Oggi vogliamo conoscere meglio Francesca Cerutti, una ragazza giovanissima, solo 23 anni, milanese e al suo esordio con il romanzo “Noi quattro nel mondo” pubblicato da Bookabook dopo aver partecipato alla campagna crowfounding. Francesca ci porta a Parigi e ci catapulta al centro di quattro vite, quattro ragazzi diversi, con storie differenti ma con animi affini. Una storia raccontata con toni delicati, che spinge alla riflessione, emozionante e fonte di speranza, di cui potete leggere la nostra recensione . Ma adesso è ora di far parlare lei, sedetevi e godetevi la sua intervista!


-Benvenuta Francesca dalle Penne Irriverenti, grazie per aver accettato questa intervista, fa come se fossi a casa tua, facciamo due chiacchiere tra amiche…ma preparati, siamo molto curiose!

Sono io a ringraziare voi, per l’intervista e per l’entusiasmo che traspare dalle vostre parole!

Parlaci di te! Hai pubblicato il tuo primo libro a soli 23 anni, ma non è stato di certo l’unico tuo impegno… raccontaci del tuo percorso di scrittrice e di quello che stai facendo ora…

La narrativa, in effetti, non è il mio unico impegno. Frequento l’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Traduzione… emergenza sanitaria permettendo, dovrei laurearmi tra un paio di mesi. Mi reputo molto fortunata perché pian piano sto riuscendo a trasformare la traduzione e la narrativa, che erano “solo” due mie grandi passioni, nel mio mestiere.

-Veniamo al tuo NOI QUATTRO NEL MONDO, sappi che ci è piaciuto molto, ci ha emozionato tanto e ci ha fatto riflettere di più. Come può una ragazza così giovane toccare in modo così delicato argomenti come il bullismo, l’amicizia, l’amore e l’emarginazione? All’inizio del romanzo una frase di Raymond Queneau e la tua dedica ai ‘gioielli della mia adolescenza’ ci fanno pensare ad una storia vera, almeno in parte, è anche autobiografica?

Sono felicissima che il romanzo sia riuscito a emozionarvi e farvi riflettere. È forse la soddisfazione più grande per uno scrittore. Ci ho lavorato molto: per la prima stesura ci è voluto un anno, ma poi mi sono serviti tanti altri mesi per perfezionarlo, sia sul piano dei contenuti sia su quello della forma (sono una perfezionista, mi farei le pulci all’infinito). Ne approfitto anche per ringraziare Susanna Rizzi, la editor che mi ha affiancata poco prima della pubblicazione e che, mettendosi nei panni del lettore finale, mi ha aiutata a capire cosa andava già bene e cosa, invece, andava ancora rifinito. Serve sempre una figura competente che giudichi l’opera col giusto distacco emotivo che, per forza di cose, ogni tanto a uno scrittore manca.
Ma torniamo alla storia. Non è propriamente autobiografica, visto che nella realtà non è successo nulla di quanto è raccontato in Noi quattro nel mondo. Ammetto, però, che affonda le sue radici in qualcosa di reale: il sentimento meraviglioso che mi ha legata a un gruppo di amici negli ultimi anni di liceo. Alcuni di loro fanno ancora saldamente parte della mia vita, altri hanno imboccato strade diverse, come spesso accade, ma ricordo ogni nostro momento con profondo affetto. Il libro si può considerare un mio tentativo di rendere in qualche modo eterno quel periodo della mia esistenza.

-L’articolo di Gramellini “Il meraviglioso mondo di Émilie” uscito su  ‘La stampa’ il 30 settembre 2016, mentre ancora scrivevi il tuo libro, ne ha condizionato in qualche modo il corso?

Forse, più che un condizionamento, è stato uno sprone. L’articolo rende omaggio a un’adolescente francese, Émilie Monk, che si è tolta la vita dopo essere stata vittima di bullismo a scuola. Mi ha colpita molto e ho pensato subito che i suoi aguzzini probabilmente non immaginavano che lei sarebbe arrivata a un gesto così estremo. Molti si giustificano spesso dicendo che stavano solo scherzando, senza rendersi davvero conto che anche uno “scherzo”, una “ragazzata” possono lasciare un segno indelebile in chi li subisce. A quel punto ho capito che quello del bullismo era un tema da affrontare nel mio romanzo, senza edulcorarlo. Ho voluto inserire una scena piuttosto forte, in cui Éric, uno dei miei protagonisti, è vittima di un gruppo di bulli. Mi ha fatto malissimo scriverla, ma continuo a pensare che fosse necessaria.

-“L’amicizia è la famiglia che si sceglie”! Sentimenti così inaspettati ma allo stesso tempo forti e naturali di fiducia, di rispetto e amore, accomunano e diventano il punto di forza dei tuoi personaggi. Tu che ruolo dai ad entrambe?

Nella mia vita gli amici hanno un’enorme importanza, ma anche la famiglia. Sono fortunata, sono sempre andata d’accordo con i miei genitori e loro mi hanno sempre incoraggiata. Riconosco, però, che tanti non possono affermare lo stesso. Per motivi diversi, i personaggi di Lylie ed Éric arrivano addirittura a tagliare i ponti con le rispettive famiglie biologiche. Ed è qui che subentra la famiglia scelta, che alla fine è quella che contribuisce a salvarli. I legami di sangue sono senza dubbio importanti e proprio per questo, quando vengono meno, spesso rimane un vuoto che non si colmerà mai fino in fondo. Avere delle persone che scelgono di fare parte della nostra vita e ci dimostrano di essere al nostro fianco può aiutarci a colmare almeno in parte quel vuoto.

– Lylie, Océane, Kévin e Éric, sono tutti giovanissimi e tutti scappano da un passato di incertezze, di giudizi e di lotte interiori che si riflettono inevitabilmente sulle loro scelte future. È davvero tanta la superficialità della società in cui viviamo? Le apparenze contano più dei contenuti e spesso si preferisce non vedere, come se il problema non esistesse? È questo che una giovane scrittrice cerca di sottolineare attraverso la sua penna?

Sicuramente c’è molta superficialità e una grande tendenza ad appiccicare etichette addosso alle persone, senza stare troppo a riflettere. Spesso, purtroppo, ho l’impressione che le apparenze contino più dei contenuti. C’è un passaggio del romanzo che recita: «All’epoca Éric aveva solo pensato che se ne faceva ben poco di un’anima bella. Era palese che non fosse quello il metro di valutazione che adottava il mondo». Il giudizio degli altri conta moltissimo per i miei personaggi. Contava moltissimo anche per me: pian piano sto imparando a prenderlo sì in considerazione, ma senza farne un dramma (anzi, pubblicare un libro è stato in un certo senso un atto di coraggio, visto che metti in conto di poter ricevere anche una stroncatura). Come autrice, ho voluto puntare il dito contro il problema e mostrare nel contempo che per fortuna non tutti sono così superficiali. Penso che possa essere un buono spunto di riflessione per i lettori.

-Molto spesso le vicende dei tuoi protagonisti sono legate ad una canzone, al passo di un libro o a una poesia. Che cosa rappresenta l’arte e in particolare la musica, nella tua vita?

La mia vita è tutta intrisa di canzoni o letture che associo subito a una persona, un luogo, un periodo. I riferimenti musicali e letterari sono quindi diventati uno dei miei “marchi di fabbrica” quando scrivo. Questo perché l’arte, in qualunque sua forma, è sempre un dialogo, e volevo perciò creare una sorta di comunicazione tra il mio romanzo e altre opere. Per citare Fitzgerald, «questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni».

-Kévin, scrittore prodigio, a 19 anni scrive il libro che lo rende famoso in tutto il mondo; Océane sogna di diventare scrittrice; Lylie vede nei libri la medicina per l’anima; Éric trova nella libreria di Lylie una nuova casa. I libri e la scrittura offrono anche a te, come a loro un rifugio sicuro?

Certo che sì. Riagganciandomi alla citazione di Fitzgerald, i libri mi hanno aiutata a sentirmi meno sola, a capire che qualcun altro, prima di me, aveva provato esattamente le stesse emozioni. Allo stesso modo, mi sento felice quando un lettore mi dice che sono riuscita a dare voce alle sue emozioni e ai suoi sentimenti, per i quali faticava a trovare le parole. È lì che capisco che la letteratura è davvero un dialogo.

-Il tuo NOI QUATTRO NEL MONDO è stato premiato dai lettori ancor prima di essere pubblicato per la prima volta. Ha partecipato, infatti, alla campagna di crowdfunding di Bookabook, raggiungendo l’obiettivo prefissato. Ci puoi spiegare come funziona questo strumento, come mai hai deciso di aderirvi e se lo consiglieresti a chi volesse pubblicare una sua opera?

Bookabook è un editore indipendente che pubblica con il sistema del crowdpublishing: significa che la casa editrice seleziona le opere dopo una valutazione puramente qualitativa, ma che saranno poi i singoli lettori a decidere se il libro potrà essere pubblicato. L’editore lancia infatti una campagna di crowdfunding della durata di cento giorni: se in quell’arco di tempo vengono pre-ordinate almeno 200 copie di un libro, vuol dire che c’è interesse da parte del mercato e che quindi si potrà procedere alla pubblicazione. Dopodiché, tutto funziona come in qualunque casa editrice: il libro passa dalle fasi di editing, impaginazione e revisione, viene scelta la copertina e, infine, lo si distribuisce nelle librerie fisiche e online.Questo sistema non convenzionale mi incuriosiva e ho deciso di provarci, anche perché spesso per un autore emergente è difficile farsi notare dalle maggiori case editrici. Ha il vantaggio di creare una comunità di lettori intorno a un romanzo prima ancora della sua effettiva uscita in libreria. Noi quattro nel mondo è stato distribuito solo dallo scorso 20 febbraio ma, grazie al pre-ordine, diversi sostenitori lo avevano già letto prima di quella data e avevano già iniziato a fare passaparola, che alla fine è uno strumento potentissimo per la diffusione di un libro.

-Quali progetti custodisci nel cassetto? Hai già lavori cominciati? Quando potremo leggerti nuovamente?

Ho cominciato a lavorare a un nuovo romanzo, che non sarà il sequel di Noi quattro nel mondo. Sto alternando la stesura di questo nuovo lavoro alla promozione di Noi quattro nel mondo. Prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria avevo organizzato un po’ di firmacopie e presentazioni, che per adesso sono rimandati a data da destinarsi. Non vedo l’ora che tutto torni alla normalità, perché sento la mancanza del rapporto diretto con i lettori.

Le Penne Irriverenti ti ringraziano e ti salutano con molto affetto, augurandosi di poter leggere al più presto i tuoi libri e che il meritato successo possa bussare alla tua porta.In ogni caso, saremo felici di aprire nuovamente la nostra casa e prendere un caffè virtuale con te!